Cenni storici

L’arte dello smalto è antichissima e nasce probabilmente nell’antico Egitto, 2000 anni a.C. con lo scopo di abbellire con il colore i monili di oreficeria.

All’origine si trattò di incastonare piccole scaglie di vetro in cellette di metallo e solo più tardi si tentò di utilizzare il fuoco per fondere questi vetri su metalli quali il bronzo.

Nato per l’oreficeria, lo smalto fu usato nel Medio Evo per l’arte sacra, ma col Rinascimento si diffuse moltissimo anche per oggetti di diversa natura. L’origine della parola smalto non è univoca; c’è chi la vuole derivata dal sostantivo maschile fràncone “smalt”, chi invece la vuole derivante dal tedesco medioevale “schmel-zen” (fondere); questa parola tedesca sembra adattarsi meglio della prima, infatti, “smalto” sta ad indicare il rivestimento vetroso con o senza aggiunta di ossidi coloranti od opacizzanti applicato per fusione su manufatti ceramici o metallici. Dal punto di vista chimico-mineralogico lo smalto si presentava come una sostanza di natura vetrosa costituita da una miscela di silicati, potassio, silice, soda, minio, quarzo, feldspato, borace e minerali fosfatici. Il colore dipendeva dalla percentuale di ossidi metallici aggiunti.
La fusione di questi colori vetrosi avveniva a temperature dai 600°C ai 1400°C. L’elevata temperatura di lavorazione ha portato a contraddistinguere questa lavorazione come “smaltatura a fuoco”.

Esistono circa 700 colori di smalto, ma con la tecnica della stratificazione dei diversi colori, si possono ottenere infinite combinazioni.

Questo tipo di smaltatura, tuttavia ha sempre presentato alcuni limiti ed inconvenienti:

Nella smaltatura di metalli, è necessario prima di tutto che il materiale sia idoneo e che riesca a raggiungere una temperatura di almeno 1400C° senza collassarsi.

Il materiale deve inoltre avere una buona dilatazione termica, se non fosse così nella fase di raffreddamento lo smalto si inclinerebbe distaccandosi.

Il pezzo da smaltare non deve avere un’eccedenza di saldatura sulle parti da smaltare perché essa può alterare il colore dello smalto.

Diversi colori richiedono differenti temperature di cottura.

La saldatura degli oggetti  metallici deve anche resistere alle alte temperature.

Una volta cotto, lo smalto deve essere levigato ottenendo un effetto liscio e omogeneo, raggiungendo una trasparenza permettendo alla luce di esaltare i colori.

Il pezzo decorato risulta fragile agli urti.

Verso la fine degli anni ’80 grazie alla ricerca in campo chimico sono state create nuove resine e polimeri che hanno portato all’introduzione della “smaltatura a freddo” nel campo della decorazione.

Si tratta di resine bi-componenti che una volta polimerizzate garantiscono al pezzo decorato una finitura che non ha nulla da invidiare alla vecchia smaltatura. I vantaggi di questa decorazione rispetto alla precedente sono molteplici:

Possibilità di decorazione di qualunque tipo di supporto sintetico o naturale.

  Essiccazione a temperatura ambiente o a bassa temperatura (max 100°C).

  Infinita gamma di colori tutti miscelabili tra di loro.

  Minima preparazione del supporto da decorare.

  Costi contenuti, sia come attrezzatura necessaria per la decorazione, che del prodotto stesso.

 Buona resistenza agli urti della decorazione.